Abbiamo spesso parlato del legame bidirezionale esistente tra organi ed emozioni e di quanto sia importante prendere coscienza di ciò che si muove a livello inconscio all’interno di noi stessi.

Gli stati emozionali che tendiamo a nascondere a noi stessi e che rifiutiamo si manifestano attraverso il sintomo.

Siamo molto bravi a coprire e non ascoltare la paura e lo facciamo in tanti modi: spesso reagiamo con rabbia o provando impazienza e frustrazione.

La cistite è un’infiammazione delle vie urinarie che colpisce molte donne e raramente anche gli uomini. Questo tropismo per il genere femminile risiede in un meccanismo inconscio ben preciso che si identifica nella profonda convinzione di non essere in grado di far fronte alla vita e alle sue responsabilità senza la vicinanza di un uomo.

Il bisogno di protezione e la paura di sentirsi vulnerabili ed esposte a rischi che potrebbero inficiare la sicurezza personale influenzano la scelta del partner che sarà un soggetto iperprotettivo sino a sviluppare gelosia e tratti caratteriali legati alla violenza (non sempre di natura fisica).

Questa apparente sicurezza che la donna avverte, viene alimentata dai comportamenti del partner. Nel momento in cui la relazione finisce o il comportamento del partner cambia, la donna, non avendo sviluppato all’interno di sè stessa la sicurezza rispetto alla propria integrità come essere indipendente rispetto all’uomo, percepirà l’accaduto come abbandono e proverà, nel caso della cistite emorragica, rabbia e risentimento nei confronti del partner, per averla lasciata sola.

Nel momento in cui si inizia un lavoro su se stessi e si decide di affrontare la paura, ci si rende conto di quante scelte, negli anni, ci hanno vincolati a vivere accettando compromessi di varia natura, per evitarci di sentire sensazioni con le quali è difficile rimanere in contatto.

Le vie urinarie rappresentano l’apertura alla vita in ogni sua manifestazione e soprattutto la capacità di mettere confini personali per evitare l’invasione esterna.

L’incapacità e la scelta di non mettere confini risiede nei meccanismi di dipendenza affettiva.

Cosa fare in questi casi?

Portare per prima cosa a livello di coscienza queste dinamiche inconscie ed iniziare un approccio in grado di favorire il contatto con le emozioni, per comprendere, soprattutto a livello corporeo, cosa si muove nel momento in cui attuo una contro abitudine a ciò che ho sempre reputato un comportamento normale.

La Floriterapia di Bach può essermi molto utile così come l’utilizzo di piante che favoriscono una maggiore tolleranza nei confronti delle situazioni che definiamo stressanti e che mettono a dura prova il nostro sentirci tranquille e al sicuro.

La paura si presenta spesso in modo improvviso con ansia e difficoltà di concentrazione, smania, tendenza ad evadere.

Bloccando con qualsiasi mezzo queste sensazioni non faccio altro che rimandare la decisione di prendermi cura della mia paura e la cistite, sarà pronta a ricordarmelo.

 

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