L’origine della parola “affetto” deriva dal latino e significa letteralmente “impressionare”. L’impressione è “un effetto lasciato da un qualcosa nell’animo”. A livello educativo siamo stati guidati verso la ricerca del senso di pienezza, che si manifesta in tanti aspetti della nostra vita: il cibo, le relazioni e le stesse giornate cariche di impegni. Siamo dunque stati educati all’abbondanza e non all’autenticità. Quanti di noi sanno di avere una mancanza? Quanti riescono a sentire realmente ciò che cerchiamo di nasconderci per una vita intera? Quanti hanno il coraggio di fermarsi ed ascoltarsi? Quando parliamo di carenza inevitabilmente pensiamo a qualcosa di negativo e dal quale sentiamo di dover fuggire ad ogni costo. Questo ci hanno insegnato e questo pensiamo di saper fare.

I concetti di pieno e vuoto sono tra gli insegnamenti più importanti che abbiamo ereditato dalla Medicina Tradizionale Cinese, dove ogni aspetto, sia esso di natura organica (corpo fisico) o di natura emotiva, presenta al contempo queste due polarità. Ciò significa che l’organo polmone ad esempio, per essere in equilibrio, dovrà mantenere lo stesso rapporto tra la quantità di vuoto e pieno energetico. Qualsiasi squilibrio in questo senso determinerà un sintomo a carico dell’organo. L’emozione della tristezza, associata al polmone, dovrà anch’essa essere equilibrata, e non sfociare quindi né in un eccesso di malinconia, né in una esagerata capacità introspettiva. L’equilibrio è un termine che sentiamo molto spesso nominare in riferimento ad un’idea falsata di perfezione. Essere perfetti è spesso associato ad una condizione di pienezza mai di carenza. Ma cos’è la perfezione se non l’autenticità di ciò che siamo? Il problema nasce proprio da quanto riusciamo ad essere autentici con noi stessi. Alle origini del termine autenticità troviamo la parola “autore”, come qualcuno cioè “che opera da sé” e che significa quindi, in senso lato, “avere autorità su se stessi”.

A proposito del polmone e della tristezza che si associano alla stagione dell’autunno, quindi a ciò che stiamo vivendo in questo periodo dell’anno, quanti di noi possono affermare di avere il coraggio di vivere a pieno quest’emozione senza cercare di mascherarla, confonderla e chiuderla a chiave nell’inconscio? Essere autentici nei confronti di noi stessi significa permetterci di sentire emozioni come questa che ci spaventano molto.

La carenza affettiva nasce da una moltitudine di bisogni infantili che non sono stati accolti e che ci portiamo dietro nella vita sperando che qualsiasi cosa all’esterno possa soddisfarli. Questo intendo dire quando parlo di mancanza di autenticità nei confronti di noi stessi. Le stesse energie che impieghiamo per riempire la nostra vita dovrebbero essere bilanciate da quelle che sfruttiamo per avere il coraggio di sentire nel corpo tutte le emozioni che sottointendono al senso di vuoto, per permetterci di comprendere se stiamo realmente facendo esperienze funzionali a noi stessi. Non è cosa semplice imparare ad ascoltarsi soprattutto quando abbiamo fatto in modo di scappare da ciò che siamo per una vita intera. Ritrovare questo contatto è possibile e le discipline naturali ci forniscono tanti strumenti per farlo.

Ma come faccio ad accorgermi di essere in un falso stato di pienezza?

Non sarà oggi ma presto il mio corpo proverà a mandarmi segnali per permettermi di fermarmi. Il dolore in genere è il primo campanello di allarme che utilizza il corpo per avvisarci. Il punto del corpo in cui si manifesterà sarà indicativo di un significato specifico. Ma prima di sviluppare un sintomo doloroso potremmo sperimentare stati di ansia e panico irrazionale di intensità variabile. Somatizzeremo quindi o a livello psichico o a livello corporeo ciò che abbiamo paura di vedere e sentire.

Come posso ripristinare il contatto emotivo per evitare di sviluppare un sintomo?

In realtà il sintomo compare proprio per favorire un contatto più profondo con noi stessi e la comprensione di questo aspetto è alla base del concetto di guarigione. In ogni caso tutto ciò che riporta l’attenzione sul sentire il corpo e l’alternanza emotiva è funzionale a questo scopo. Fare e ricevere un massaggio è uno dei modi che possiamo utilizzare per ricontattare la percezione corporea ed emozionale. Rilasciare le tensioni del corpo è necessario per acquisire padronanza di corpo ed emozioni, in quanto un corpo teso è sempre indicativo di un conflitto tra mente e sfera emotiva. Queste due parti dovrebbero cooperare insieme e sperimentare la profonda connessione che le lega è già, in parte, aver compreso quanto non ci permettiamo di mollare il controllo su noi stessi per arrenderci a ciò che siamo ora.

Avvertiamo un senso di vuoto?

Bene, questo significa che stiamo iniziando a fare spazio, e ad accettare che qualcosa non è andata come ci aspettavamo, ma ora, grazie a questa percezione, possiamo prenderci cura di quella carenza, ricontattandola e dandole l’attenzione e tutto l’ascolto che merita.

 

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