Nel nostro organismo vivono e vegetano migliaia e migliaia di virus e batteri, che, in condizioni favorevoli, convivono armoniosamente con noi esseri umani, svolgendo funzioni molto importanti.

Tra queste, la più degna di nota, è certamente la funzione protettiva esercitata dai diversi batteri che abitano le nostre mucose. Essi infatti, ci proteggono da infezioni generate da agenti virali più aggressivi. È chiaro che, per svolgere a pieno e nel migliore dei modi la loro funzione, devono trovarsi in un ambiente ideale dove ricevere il giusto nutrimento.

In biologia distinguiamo principalmente batteri gram positivi e batteri gram negativi. I batteri gram negativi, vengono così chiamati per l’incapacità di trattenere la colorazione di cristalvioletto, durante le procedure colturali microbiologiche, mentre, i gram positivi, sono quei batteri he rimangono colorati di blu o viola dopo aver subito la colorazione di Gram.

Sono definiti simbionti quei batteri che colonizzano un determinato organismo apportandogli un certo vantaggio (come la flora batterica intestinale o quella vaginale), commensali quelli che non arrecano né danni né vantaggi, e patogeni quelli che danneggiano l’organismo (producono tossine lesive per la salute dell’ospite).
I batteri saprofiti costituiscono un grande gruppo di microrganismi che sfruttano composti organici o comunque sostanza organica morta.
Nel linguaggio botanico, il termine “saprofita” (dal greco sapros, marcio e phyton, pianta) indica quei microrganismi che, per vivere, hanno bisogno del nutrimento di materia organica in decomposizione.

L’Escherichia Coli è un batterio saprofita, gram negativo. È stato ed è tutt’ora uno dei batteri più studiati a livello microbiologico e farmacologico: viene utilizzato già da diverso tempo per produrre insulina di sintesi.
L’insulina è un ormone di origine proteica prodotto dalle cellule pancreatiche beta delle isole di Langherans. La sua funzione è quella di ridurre il livello degli zuccheri circolanti nel torrente ematico, per evitare condizioni di iperglicemia con le spiacevoli conseguenze degenerative che tutti ormai conosciamo.

Lo zucchero come il sale da cucina sono dei composti chimici che vengono aggiunti da tempi immemori negli alimenti per migliorarne il gusto e la qualità.
Spesso infatti, gli alimenti di scarsa qualità a livello nutrizionale vengono arricchiti o impoveriti ulteriormente (dipende dai punti di vista) da sale e zucchero.

Ciò che a noi interessa in questo contesto è principalmente lo zucchero: da troppi anni ormai se ne fa un uso giornaliero smodato, senza pensare alle conseguenze che provoca a livello cellulare e proprio sull’ambiente e l’alimentazione dei nostri amici batteri.

Nel caso delle infezioni da Escherichia Coli, che si manifestano quando questo batterio è costretto a migrare in ambienti a lui più accoglienti, lo zucchero è sicuramente il nemico numero uno.
Spesso si manifestano infezioni delle vie urinarie, per cui si fanno degli esami colturali e si apprende che L’Escherichia Coli è il responsabile.

A questo punto, senza indagare le vere cause, si esegue un antibiogramma nella migliore delle ipotesi, e si prescrivono antibiotici mirati, in grado di ridurre la carica batterica.
Non si ha quindi una risoluzione effettiva del problema ma si aggrediscono le colonie batteriche che si pensa essere responsabili dell’infezione.

È chiaro che non si avrà mai un’eradicazione completa del batterio in questione, ma una riduzione della carica. Nel migliore dei casi si ripeterà l’esame colturale delle urine e si evidenzierà l’assenza dell’Escherichia Coli.
Dopo giorni o mesi, l’infezione tornerà e si dichiarerà la persona come affetta cronicamente da un’infezione recidiva.

Ma se non considero minimamente le cause che hanno fatto migrare quel batterio amico in luoghi che a noi creano disagio, è un’illusione pensare che attraverso una terapia antibiotica, è possibile GUARIRE da un’infezione.

Un tessuto che si infiamma è intanto un tessuto con pH acido: se la mia alimentazione porta i miei tessuti, comprese le pareti intestinali ad acidificarsi e quindi ad infiammarsi, come posso pretendere che il mio amico Escherichia Coli se ne stia buono lí senza fare il biglietto per migrare in terre più promettenti?
Le cause quindi sono riconducibili ad un’alimentazione ricca di zuccheri raffinati e lieviti ma non solo.

Quando una parte del nostro organismo reagisce difendendosi contro di noi, è perché viviamo un conflitto profondo.

L’invasione batterica a livello urinario denota l’incapacità di mettere confini a cose e persone che invadono il nostro spazio.
Se ci ascoltassimo in profondità sapremmo che la nostra vera natura, ci porta inevitabilmente a mettere dei confini, non per vivere nella separazione, ma per permetterci di riscoprire la nostra integrità.

La mente e gli schemi ripetitivi si oppongono a questo sano egoismo ed ecco che tutto ciò che a livello emozionale (intestino) non mi permetto di accogliere e sentire, migra in un distretto che prima o poi mi causerà un disagio, per farmi accorgere che c’è qualcosa da cambiare.

Tra i rimedi utili in questi casi e da proseguire soprattutto per prevenire recidive, consiglio l’idrolato di Eucalipto da assumere con posologia mirata e personalizzata, il succo di Mirtillo rosso americano o Cranberry che evita l’ancoraggio dell’Escherichia Coli sulle pareti intestinali ed infine il supporto floriterapico attraverso le miscele del dottor Bach, utili per riequilibrare gli aspetti emozionali disarmonici ed in contrasto.

“Il terreno è tutto, il microbo è niente” Louis Pasteur

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