“Portare ad un livello più basso” è la prima spiegazione che troviamo del termine “depressione” e racchiude a pieno ciò che questa condizione esprime.

La sindrome depressiva è inquadrata tra i disturbi elencati nel Dsm V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

Tra i sintomi riscontrati in soggetti affetti da sindrome depressiva ed annoverati nel manuale troviamo:

Angoscia

Senso di colpa

Sensazione di vuoto interiore

Disperazione per se stessi e per il proprio futuro

Perdita dell’interesse per le attività quotidiane

Ansia

Indecisione cronica

Sentimento dell’assenza di sentimento (si pensa di non provare più amore per i propri cari).

A questo punto vi chiedo: quanti di voi si sono trovati durante la vita ad attraversare una o più delle condizioni appena elencate? Credo più o meno tutti.

E ancora: quanti hanno scelto di comprendere le cause profonde del malessere, ponendosi in una condizione di ricerca ed ascolto maggiore di ciò che stava succedendo all’interno di se stessi? 

E dove risiede la causa della depressione?

Ciò che ho riscontrato con molta frequenza in ambito terapeutico è la tendenza a relegare ad un fatto o evento esterno la “colpa” dell’instaurarsi di una sindrome depressiva.

Utilizzo volutamente il termine “colpa” per aprire un concetto a me molto caro, che si traduce in uno di quelli che il dottor Edward Bach (medico e scrittore britannico ideatore della Floriterapia che da lui prese il nome), definiva come stati d’animo negativi: il vittimismo.

Questa condizione ci fa vivere nell’idea costante di aver subito un’ingiustizia, di essere stati traditi, abbandonati, umiliati, calpestati e privati della nostra gioia di vivere. Per cui il termine “colpa” descrive a pieno la tendenza del vittimismo, come appunto, modalità di addossare l’intera responsabilità della propria condizione psico emotiva, a qualcosa o a qualcuno che dall’esterno, ci ha privato della nostra libertà.

Lo stato d’animo è una situazione transitoria come tutto ciò che esiste in natura, ed è per questo che è assolutamente fisiologico provare ciò che ho appena descritto. Ognuno di noi è cresciuto dovendo affrontare traumi più o meno importanti ed ognuno di noi, anche solo per un attimo, ha pensato di essere stato tradito dalla vita e dalle esperienze con le quali è venuto in contatto. Questa visione univoca esclude in realtà la grande possibilità di vedere oltre ciò che tendiamo a raccontarci per sopravvivere. La tendenza depressiva è di natura endogena ed ha a che fare con caratteristiche costituzionali bene precise.

Secondo la Medicina Tradizionale Mediterranea, il soggetto melanconico, è colui che più di tutti potrebbe andare incontro a problematiche depressive, proprio per la presenza all’interno del suo organismo, di un eccesso dell’umore Bile Nera. La Bile Nera è l’umore associato all’asse Fegato-Pancreas-Milza e governa il Midollo osseo, la Tiroide, la massa muscolare, Milza, Pancreas, Utero e Ovaie.

Il soggetto melanconico, risente in modo estremamente importante delle fluttuazioni emotive, essendo dotato di grande sensibilità e di ottima capacità introspettiva.

Mi è capitato spesso di conoscere in ambito terapeutico soggetti melanconici che si definivano come “troppo sensibili”. Al di là delle tendenze costituzionali sappiamo bene che il ruolo dell’ambiente in cui cresciamo e diventiamo adulti, influenza notevolmente il nostro modo di essere ed è per questa ragione che sento di attribuire alla tendenza a sviluppare una sindrome depressiva, anche l’acquisizione di modelli comportamentali che assorbiamo dai nostri genitori.

Crescere in un contesto familiare in cui si viene educati inconsciamente a fare esperienza principalmente di stati d’animo negativi, come la modalità vittimistica, ci predispone sicuramente ad utilizzare quello come modello di riferimento.

Comprendere ed accettare le proprie radici ci predispone ad un contatto più profondo con ciò che siamo realmente, indipendentemente dal contesto familiare e da ciò che possiamo aver incontrato in termini di esperienze negative.

Ma cosa vuole comunicarci il corpo durante una sindrome depressiva?

Rabbia e risentimento sono le due emozioni che vengono apparentemente messe a tacere dallo stato depressivo ed abbiamo a questo punto la possibilità di sviluppare due atteggiamenti di risposta:

entrare e rimanere in uno stato di vittimismo, per cui, scegliamo di alimentare inconsapevolmente rabbia e risentimento verso gli eventi della vita oppure metterci in ascolto della rabbia e del risentimento per utilizzarli come benzina in grado di alimentare la nostra forza vitale.

Colui che vive una sindrome depressiva ha messo da parte l’amore per se stesso che esula da ciò che succede all’esterno e dalle persone che lo circondano.

Questa spinta vitale che viene a mancare si nutre di vittimismo e ci priva di qualsiasi forma di responsabilità nei confronti di noi stessi. La responsabilità risiede nell’organo Fegato, che non a caso, è proprio l’organo che soffre maggiormente in caso di depressione, perchè intrappolato in una condizione che non gli si addice.

Il Fegato ha bisogno di espansione, di esprimersi attraverso la creatività, di realizzare ciò che ci arriva a livello intuitivo. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese rappresenta il nostro padre interno, e come un buon padre sa fare, è in grado di guidarci e sostenerci, basta soltanto dargli fiducia ed acquisire maggiore responsabilità nei confronti di noi stessi.

In relazione alla mia esperienza terapeutica, tre oli essenziali utili a contattare e a sciogliere la rabbia e il risentimento che caratterizzano il vittimismo sono la Lavanda (Lavandula angustifolia), il Limone (Citrus limon) e l’Origano (Origanum vulgare).

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